un’interpretazione senza tempo
dell’arte automotive.

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Il bambino che voleva fare l’auto più bella del mondo.

“Quando orienti la visionaria prua verso una stella e ti lasci trasportare sulle ali del sogno verso quella imponderabile meta, ansioso di perfezione e ribelle alla mediocrità, in te si innesca la misteriosa molla di un ideale.”
José Ingenieros, scrittore argentino

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Sconfiggendo draghi.

Fin dalla più tenera età, Horacio ebbe modo di ricavarsi un suo spazio intimo dove dedicarsi alla lettura di riviste d’auto per poi riprodurle in schizzi: proprio da una di queste, ebbe modo di conoscere la vita e le imprese dell’idolo incontrastato di tutti gli argentini, Juan Manuel Fangio, che all’epoca si era appena ritirato dalle competizioni.

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La minimoto e l’amico “Gustavito”.

Horacio Pagani aveva circa quattordici anni quando gli regalarono un motore distrutto, degli anni ‘50, un Sachs Televel. Lui e Gustavo Marani, amico d’infanzia con cui condivideva la passione per l’automobile, avevano già pensato di costruire un go-kart. Così si recarono in un paesino vicino al loro, Carcarañà, e comprarono quattro piccole ruote.

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Il buggie che catturò le strade di Casilda.

Prima di terminare la scuola superiore, si presentò a Horacio l’opportunità di costruire con le sue mani un veicolo a quattro ruote. Un’azienda di Mar del Plata offriva infatti un kit di carrozzeria in plastica rinforzata in vetroresina, da adattare al telaio di un’altra auto: in Argentina, il mezzo era noto come Dune-Buggie.

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L’università, quei freddi marmi.

All’inizio del 1974, a 18 anni, Horacio Pagani si iscrisse all’indirizzo di Industrial Design presso la facoltà di Belle Arti dell’Università Nazionale di La Plata. Si stabilì in città, a 450 km da Casilda, presso una tipica residenza per studenti, con l’intenzione di trascorrere laggiù i successivi cinque anni della sua vita.

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La mia fabbrica: il Tajer

“Inizia col fare il necessario, passa quindi al possibile e di lì a poco, ti troverai a fare l’impossibile.”
San Francesco d’Assisi

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La roulette Alpine per “Radio Casilda”.

Il prototipo di roulette con la quale la ditta individuale Horacio Pagani Design fece la sua prima apparizione sul mercato, in occasione dell’Esposizione Industriale e Commerciale di Casilda, fu battezzata l’Alpine.

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La prima F2.

Il lavoro richiese un anno e si calcolò che vi fossero investite qualcosa come cinquemila ore di lavoro. Il veicolo fu terminato e presentato nel corso di una cena che contò tra gli invitati oltre 300 persone, tra le quali erano presenti giornalisti della stampa specializzata della città di Rosario, impresari, tecnici e fanatici delle corse.

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La commessa del rugosimetro.

Horacio trascorreva la settimana presso la sua officina, alle prese con ordini speciali. Fra le sfide più impegnative alle quali dovette far fronte in quel periodo, vi fu la commessa per la costruzione di due esemplari di un prototipo richiesto dal Laboratorio stradale dell’Istituto di ricerca e sviluppo dell’Università Nazionale di Rosario.

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Gli anni Lamborghini.

Il rapporto appassionato iniziò molti anni prima che Horacio Pagani lavorasse per la casa modenese. Era affascinato dai disegni di Bertone: nutriva una viva ammirazione e avvertiva una grande sintonia di stile nei confronti del grande designer, padre delle Lamborghini più affascinati di ogni tempo, la Miura e la Countach.

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Nasce la Modena Design. Prende forma l’idea della Zonda.

Interrotta la collaborazione con Lamborghini, Pagani si dedicò alla progettazione di una nuova auto. Si era ormai convinto che le vetture da lui immaginate non rispecchiassero la Casa del Toro. Era tempo di pensare a un’automobile Pagani al 100%.

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La Zonda C12 viene presentata al Salone di Ginevra.

“La forma doveva essere sensuale, i passaruota per il seno, il cofano posteriore per i fianchi. All’interno, i sedili avrebbero avuto una forma a piramide capovolta, per circondare le spalle, L’uomo doveva sentirsi forte, la donna coccolata. Una complicata ricerca di idee semplici. In una parola: la Zonda.”

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Anche la Zonda S debutta a Ginevra.

Un anno dopo l’esaltante esordio della Zonda C12, la Pagani Automobili era in condizione di presentare la Zonda S, che sfoderava un poderoso motore sette litri. La vettura, oltre al propulsore potenziato, presentava una vasta serie di migliorie tecniche.

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Zonda Roadster è protagonista al Salone di Ginevra.

La prima Zonda Roadster fu completa pochi giorni prima della partenza per il Salone di Ginevra del 2003. Horacio aveva concepito una versione senza capote della Zonda Coupé fin dai progetti originali degli anni ’90.

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L’omaggio a Juan Manuel Fangio: Zonda F.

“La vita è una serie di gare. Alla fine di ciascuna è bene guardare indietro e riconoscere l’appoggio di quelli che ti hanno aiutato lungo la strada, perché si può vincere solo grazie a un buon team.”
Juan Manuel Fangio

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La Zonda F diventa Roadster.

La nuova versione condivideva con la sorella coupé tutte le finiture e gli allestimenti, in modo da rappresentare una concreta alternativa per il potenziale acquirente. L’adozione di nuovi tessuti triassali in carbonio permise di riprogettare il telaio, ottenendo una vettura tanto leggera quanto lo era il coupé.

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Zonda R e Zonda Cinque.

Nel 2006 Pagani iniziò a progettare una vettura estrema, basata sulla Zonda F e destinata all’uso in pista. Dopo sei mesi di lavoro, e visto il successo commerciale che il progetto riscuoteva, Horacio Pagani decise di ripartire daccapo in totale libertà creativa.

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Roadster Cinque e Zonda Tricolore.

La serie delle versioni stradali della Zonda non sarebbe stata completa senza una versione Roadster della Zonda Cinque. Come ricorda il nome, anche la Roadster era destinata a una produzione limitata, così come per il coupé, a soli cinque esemplari esclusivi, più il prototipo.

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Pagani Huayra: la storia si riscrive.

Nel 2003 Horacio Pagani inizia a concepire il progetto Huayra. Uno studio nato quando la Zonda, il cui progetto risaliva ai primi anni novanta, rischiava di lasciare spazio a innovativi modelli concepiti dalla concorrenza. Massima espressione di tecnologia e del mondo automobilistico: erano questi gli ambiziosi obiettivi che si era posto Horacio nel concepire una vettura totalmente nuova.

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La nuova Huayra BC.

“BC”, come le iniziali di Benny Caiola, primo storico cliente della Pagani Automobili e grande amico di Horacio Pagani. Nel 2016 Horacio dedica a Benny la Huayra BC, una dedica fatta con il cuore, a colui che fin da subito era rimasto colpito dalla passione e dalla tecnologia sprigionate dalle automobili di Horacio.

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